Roma, fanciulla leggendaria
Roma? Una ragazza troiana, malinconica e romantica, delicata come un giglio di mare ma forte tanto da piegare gli uomini. Lei sapeva usare l’arte della magia, quella dell’amore. Stesicoro, poeta siculo-greco del VI secolo avanti Cristo, grazie ad alcuni suoi frammenti di versi, ci permette di rivivere l’epopea lontana di questa fanciulla.
Roma è una ragazza troiana che, al seguito di Enea e degli altri scampati dalla rovina di Troia, ha vagato per anni sul mare, in cerca di una terra ospitale. Un giorno crede di averla trovata: è una spiaggia tranquilla, alla foce di un fiume, incorniciata dal verde di un bosco e, poco distante, da una corona di verdi colline.
La ragazza è molto stanca. E mentre il sole si perde nel mare tra un tripudio di rossastri bagliori ed il canto dei marinai che tirano in secco gli scafi si confonde con la sinfonia della risacca, pensa malinconicamente al giorno che verrà. E’ notte: la luna e le stelle sembrano osservarla mentre, affaccendata con le compagne intorno al fuoco, prepara il pasto serale per i marinai stremati, prima di rifugiarsi in un improvvisato giaciglio, invocando un sonno ristoratore al buon Morfeo. Mentre i compagni di viaggio affogano nel vino la fatica della giornata, pensa all’alba, al cielo color cobalto, all’orizzonte tinto di rosa, al gracidare dei gabbiani ed alle navi che torneranno in mare per affrontare un’altra giornata di navigazione, tra onde e cielo, con le incognite che Poseidone riserva a chi si avventura nel suo immenso ed insidioso regno, fino a raggiungere una meta. Quale? Nessuno lo conosce. Il suo destino e quello dei compagni sono affidati a Zeus ed agli dei dell’Olimpo.
Solo con il loro consenso, Roma potrà ammirare un altro nuovo paesaggio, malinconico, velato dalle tinte in chiaroscuro del tramonto. Quelle ombre sarebbero state effimere, senza corpo, destinate all’oblio, fino a scomparire all’orizzonte in nome dell’infame destino, vissuto dalla ragazza come una condanna, che la costringe vagare sul mare verso lidi sempre nuovi e sconosciuti. «Basta con questa vita», deve pensare a ragazza. Non è una voce isolata nel coro a mormorare questa nenia. Dagli improvvisati giacigli, tra lo scoppiettare dei falò notturni, altri amari sospiri si levano verso il firmamento stellato. Sono quelli delle compagne di sogni e di sventura. Ed è così che, colte da insonnia, finiscono con il ritrovarsi la dove non arriva l’argenteo raggio della luna.
Mentre la risacca si infrange ai loro piedi, le stelle sono testimoni del complotto che meditano di tramare: stanche di vagare per mare, sono pronte a disobbedire a chi le guida in quel viaggio senza meta, faranno di tutto per restare qui. Sognano, infatti, di restare e vivere in questa terra. E’ qui che vogliono trovare il calore di una casa da accudire, Aspirano a svolgere il ruolo che la natura ha loro assegnato: quello di donne, con una famiglia alla quale pensare, con i bambini da crescere.
E’ una notte di sogni, speranze ma anche di grandi decisioni. Roma e le altre passano all’azione. Sotto l’argentea luce lunare, vanno a procurarsi rami secchi da trasformare in torce, per poi dirigersi verso le navi.
Il buio della notte è squarciato, improvvisamente, da bagliori di fuoco. Roma guida le sue compagne tra le navi per trasformarle in roghi. Ed agli uomini, svegliati dal crepitare del legno che brucia, le ragazze gridano la loro rabbia, la voglia di vivere, di amare, di soffrire per le doglie del parto, di gioire per il riso di un bambino.
Gli scafi in fiamme provocano sgomento nei marinai, ma quelle lacrime di donna finiscono con il fare breccia nel duro cuore di Enea e dei guerrieri in cerca di una nuova patria. Così, in riva al fiume, c’è chi comincia a costruire una capanna. E’ il preludio per il sorgere di una nuova città. Gli esuli di Troia avranno finalmente avere una nuova patria: la chiameranno Roma, lo stesso nome dolce della fanciulla che l’ha fortemente voluta e che ha restituito agli sbandati la gioia di un focolare e di una famiglia. La magia del sentimento aveva vinto, grazie a Roma, fanciulla levantina,