01 feb

Divagando…

Quando “Giove Laziale” indispettiva i romani.

Stranezze della vita! I Laziali sono eredi dei Siculi, primitivi abitanti del Lazio. Come dire che Romolo è avo di compare Alfio e Rea Silvia (la svergognata che permise ad una fiamma di danzare nella parte del corpo dove certi balli dovrebbero essere vietati) è l’antenata di Lola,l’adultera. Siamo tutti figli di…? Dal terrazzo di casa mia, ad Ostia, i Castelli sono dirimpettai. In primo piano c’è anche la sagoma di quello che tutti chiamano Monte Cavo con la corona di ripetitori televisivi. Nel passato, quello era l’Olimpo della gente del Lazio e ci stava, seduto in trono, Jupter Laziaris o Latialis, a secondo della dizione. Stava in trono, interno ad armeggiare con le sue specialità: le folgori.  E allora, chissà perchè, lo vedo con la maglietta biancoazzurra, di “bucato, mentre si diletta a mandare folgori e scatenare temporali. Forse per questo la Roma più antica, era ridotta ad un pantano.

Fu così che iniziò la diatriba tra Romani e Laziali? Forse. Certo le occasioni di pace non mancarono. E poichè le gite “fuori porta” ai romani sono sempre piaciute, ecco che partivano all’alba per raggiungere le alture sulle quali dominava il temibile Giove laziale. Era lì che incontravano gli “altri”, vale a dire i “Laziali”, detti così perchè devotissimi di Giove residente  sul Monte Cavo. Si cibavano di noccioline e ceci, ma anche fieno per il ciuco, che dovevano acquistare al mercato. Così nacque la “Fiera di Grottaferrata”, la più antica del Lazio.

feb 01 scritto da admin Continua
14 dic

…Passeggiando con la Musa

Amo cavalcare tra le nuvole in cerca del fiore profumato di realtà, umanità e sentimento da offrire alla gente con le mie pagine

dic 14 scritto da admin Continua
13 dic

La mia rubrica dei libri in tv

Nella rubrica dei libri da me curata su Roma Uno Tv (can.31) e Sky tv (can.860)  in onda il martedì, tra le 18,20 e le 18,30, a seconda delle esigenze della regia e delle telefonate in diretta dei lettori, parlerò delle seguenti opere:

Shmuley Boteoch “Il libro che Michael Jackson avrebbe voluto farti leggere – Confessioni intime del re del pop” (ed. Newton & Compton)

Tosca Pagliari – “Le foto salvate” . (Ed. A&B)

Sono opere diverse l’una dall’altra anche nello stile, ma egualmente avvincenti: la prima rivela aspetti raccontati da persona molto vicina alla alla popstar per la verità molto nascoste. E’ un libro che va inteso come un romanzo intimo, per molti versi anche sconvolgente ed emozionante. Il secondo è  un racconto scritto con penna intinta nell’inchiostro del sentimento che descrive personaggi, scene ed eventi con la naturalezza di una bella foto destinata a non cancellarsi dalla memoria del lettore.

dic 13 scritto da admin Continua

12 ott

da “Roma esoterica”

Roma, fanciulla leggendaria

Roma? Una ragazza troiana, malinconica e romantica, delicata come un giglio di mare ma forte tanto da piegare gli uomini. Lei sapeva usare l’arte della magia, quella dell’amore. Stesicoro, poeta siculo-greco del VI secolo avanti Cristo, grazie ad alcuni suoi frammenti di versi, ci permette di rivivere l’epopea lontana di questa fanciulla.

Roma è una ragazza troiana che, al seguito di Enea e degli altri scampati dalla rovina di Troia, ha vagato per anni sul mare, in cerca di una terra ospitale. Un giorno crede di averla trovata: è una spiaggia tranquilla, alla foce di un fiume, incorniciata dal verde di un bosco e, poco distante, da una corona di verdi colline.

La ragazza è molto stanca. E mentre il sole si perde nel mare tra un tripudio di rossastri bagliori ed il canto dei marinai che tirano in secco gli scafi si confonde con la sinfonia della risacca, pensa malinconicamente al giorno che verrà. E’ notte: la luna e le stelle sembrano osservarla mentre, affaccendata con le compagne intorno al fuoco, prepara il pasto serale per i marinai stremati, prima di rifugiarsi in un improvvisato giaciglio, invocando un sonno ristoratore al buon Morfeo. Mentre i compagni di viaggio affogano nel vino la fatica della giornata, pensa all’alba, al cielo color cobalto, all’orizzonte tinto di rosa, al gracidare dei gabbiani ed alle navi che torneranno in mare per affrontare un’altra giornata di navigazione, tra onde e cielo, con le incognite che Poseidone riserva a chi si avventura nel suo immenso ed insidioso regno, fino a raggiungere una meta. Quale? Nessuno lo conosce. Il suo destino e quello dei compagni sono affidati a  Zeus ed agli dei dell’Olimpo.

Solo con il loro consenso, Roma potrà ammirare un altro nuovo paesaggio, malinconico, velato dalle tinte in chiaroscuro del tramonto. Quelle ombre sarebbero state effimere, senza corpo, destinate all’oblio, fino a scomparire all’orizzonte in nome dell’infame destino, vissuto dalla ragazza come una condanna, che la costringe vagare sul mare verso lidi sempre nuovi e sconosciuti. «Basta con questa vita», deve pensare a ragazza. Non è una voce isolata nel coro a mormorare questa nenia. Dagli improvvisati giacigli, tra lo scoppiettare dei falò notturni, altri amari sospiri si levano verso il firmamento stellato. Sono quelli delle compagne di sogni e di sventura. Ed è così che, colte da insonnia, finiscono con il ritrovarsi la dove non arriva l’argenteo raggio della luna.

Mentre la risacca si infrange ai loro piedi, le stelle sono testimoni del complotto che meditano di tramare: stanche di vagare per mare, sono pronte a disobbedire a chi le guida in quel viaggio senza meta, faranno di tutto per restare qui. Sognano, infatti, di restare e vivere in questa terra. E’ qui che vogliono trovare il calore di una casa da accudire, Aspirano a svolgere il ruolo che la natura ha loro assegnato: quello di donne, con una famiglia alla quale pensare, con i bambini da crescere.

E’ una notte di sogni, speranze ma anche di grandi decisioni. Roma e le altre passano all’azione. Sotto l’argentea luce lunare, vanno a procurarsi rami secchi da trasformare in torce, per poi dirigersi verso le navi.

Il buio della notte è squarciato, improvvisamente, da bagliori di fuoco. Roma guida le sue compagne tra le navi per trasformarle in roghi. Ed agli uomini, svegliati dal crepitare del legno che brucia, le ragazze gridano la loro rabbia, la voglia di vivere, di amare, di soffrire per le doglie del parto, di gioire per il riso di un bambino.

Gli scafi in fiamme provocano sgomento nei marinai, ma quelle lacrime di donna finiscono con il fare breccia nel duro cuore di Enea e dei guerrieri in cerca di una nuova patria. Così, in riva al fiume, c’è chi comincia a costruire una capanna. E’ il preludio per il sorgere di una nuova città. Gli esuli di Troia avranno finalmente avere una nuova patria: la chiameranno Roma, lo stesso nome dolce della fanciulla che l’ha fortemente voluta e che ha restituito agli sbandati la gioia di un focolare e di una famiglia. La magia del sentimento aveva vinto, grazie a Roma, fanciulla levantina,


ott 12 scritto da admin Continua
08 ott

Le città ciclopiche

Le mura ciclopiche di un gran numero di città della Penisola, dall’Umbria al Lazio fino alla Campania e ancora più a sud, lungo la dorsale appenninica, nascondono una verità arcana, satura di antico misticismo, poesia e di quel fascino che fa dell’Italia non solo un paese all’insegna delle leggende ma anche di fitti misteri dell’Umanità.
Chi ha costruito quelle mura ciclopiche che fanno di centri, dove sono particolarmente imponenti e suggestive.

ott 08 scritto da admin Continua