Quando “Giove Laziale” indispettiva i romani.
Stranezze della vita! I Laziali sono eredi dei Siculi, primitivi abitanti del Lazio. Come dire che Romolo è avo di compare Alfio e Rea Silvia (la svergognata che permise ad una fiamma di danzare nella parte del corpo dove certi balli dovrebbero essere vietati) è l’antenata di Lola,l’adultera. Siamo tutti figli di…? Dal terrazzo di casa mia, ad Ostia, i Castelli sono dirimpettai. In primo piano c’è anche la sagoma di quello che tutti chiamano Monte Cavo con la corona di ripetitori televisivi. Nel passato, quello era l’Olimpo della gente del Lazio e ci stava, seduto in trono, Jupter Laziaris o Latialis, a secondo della dizione. Stava in trono, interno ad armeggiare con le sue specialità: le folgori. E allora, chissà perchè, lo vedo con la maglietta biancoazzurra, di “bucato, mentre si diletta a mandare folgori e scatenare temporali. Forse per questo la Roma più antica, era ridotta ad un pantano.
Fu così che iniziò la diatriba tra Romani e Laziali? Forse. Certo le occasioni di pace non mancarono. E poichè le gite “fuori porta” ai romani sono sempre piaciute, ecco che partivano all’alba per raggiungere le alture sulle quali dominava il temibile Giove laziale. Era lì che incontravano gli “altri”, vale a dire i “Laziali”, detti così perchè devotissimi di Giove residente sul Monte Cavo. Si cibavano di noccioline e ceci, ma anche fieno per il ciuco, che dovevano acquistare al mercato. Così nacque la “Fiera di Grottaferrata”, la più antica del Lazio.
feb 01 scritto da admin ContinuaAmo cavalcare tra le nuvole in cerca del fiore profumato di realtà, umanità e sentimento da offrire alla gente con le mie pagine
28.02.09
Ilo remo abbraccia l’onda
E il loro amore
Fa andare la barca
Verso l’infinito
1-03.09
Volano i pensieri
sull’onda delle parole
che come quelle del mare
intonano un canto di speranza
nella vita
Il vento soffia leggero, portando antichi profumi. Ed io sulle sue ali, impaziente di ripercorrere, a ritroso, gli antichi e mai dimenticati sentieri della gioventù.
Mare, stasera mormori una struggente melodia. Forse pensi ad una stella lontana, quella con cui dialoghi nelle notti senza vento.5 minuti fa cancella
Voglio scrivere nel cielo la mia voglia di libertà di espressione e il desiderio di pace e rispetto reciproco con la penna del sentimento intinta nell’anima
Loestate sta finendo, il vento cancella i ricordi dalla sabbia ma dal cuore non potrà
Ho indossato l’anima che, dopo una notte di torpore, avevo lasciato afflosciata in un angolo. E parto per vivere la giornata: combattendo, soffrendo, vincendo, gioiendo…..
Voglio tornare laggiù dove il mare ruggisce come un leone e le onde combattono con disperati senza meta e senza speranza. Voglio tornare laggiù nel mare della morte per ritrovare la vita
La spiaggia è tornata deserta. Le mie orme si confondono con quelle di gabbiani e albatros. Mi piace guardare le onde che si rincorrono mentre il vento, accarezzandone le creste ne suscita un canto ammaliante, quello dolce e struggente di seducenti sirene
Mi piace essere un uomo libero, senza rubinetto nella bocca, così i pensieri, imbevuti nel cuore, salgono al cervello ed escono dalla bocca, per dire sempre quello che penso con la stessa limpidezza e chiarezza dell’acqua di sorgente.
Questa mattina il mare è calmo. Il sole lo accarezza teneramente mentre, in lontananza, una sirena si trucca e già sospira, in attesa che passi la nave con a bordo un marinaio dagli occhi color del cielo che le canta dolci amorose nenie
La vita è stretta, l’ansia fa venire il mal di pancia? Nessuna paura, se amica avete una Bilancia!!!!
C’è il sole, vado a riscaldarmi l’anima nel passato e a immergere il sentimento nel mare dei dolci pensieri per ripulirlo dalle amarezze
I piedi nell’acqua e la testa tra le nuvole: il mare questa mattina era calmo. Il cuore chiamò il cervello, invitandolo a sognare.
Ho affidato al mare un fiore. Vorrei che le onde lo portassero laggiù dove la gente piange suoi morti ed il sole chiede ad una nuvola di coprirgli il viso per nascondere le lacrime.
Ho sognato di sfilare in parata, ma non avevo la spada. Impugnavo una penna puntata al cielo. Niente trombe e tamburi ma una squillante campana mentre il vento accarezzava la candida bandiera con i colori della libertà e della creatività
Sei eterea, Musa, come farfalla che ammalia un fiore con la carezza delle variopinte ali per allontanarsi veloce nell’infinito cielo del sentimento
Navigando sul mare infinito, ho chiesto ad una stella che illuminava le onde, di indicarmi la rotta che porta all’isola del sentimento, dove sbocciano i fiori del sorriso e sugli alberi maturano i pensieri deliziosi.
Corrono le ore come il sole che, dietro plumbee nuvole, si avvia verso il meritato tramonto
Galoppo con la fantasia nel bosco della felicità, dove il vento mi porta la voce di antichi cantori. Lui mi accarezza come la mano di una donna, regalandomi la dolce sensazione della giovinezza nel cuore, nell’anima e nella mente….
dic 14 scritto da admin ContinuaNella rubrica dei libri da me curata su Roma Uno Tv (can.31) e Sky tv (can.860) in onda il martedì, tra le 18,20 e le 18,30, a seconda delle esigenze della regia e delle telefonate in diretta dei lettori, parlerò delle seguenti opere:
Shmuley Boteoch “Il libro che Michael Jackson avrebbe voluto farti leggere – Confessioni intime del re del pop” (ed. Newton & Compton)
Tosca Pagliari – “Le foto salvate” . (Ed. A&B)
Sono opere diverse l’una dall’altra anche nello stile, ma egualmente avvincenti: la prima rivela aspetti raccontati da persona molto vicina alla alla popstar per la verità molto nascoste. E’ un libro che va inteso come un romanzo intimo, per molti versi anche sconvolgente ed emozionante. Il secondo è un racconto scritto con penna intinta nell’inchiostro del sentimento che descrive personaggi, scene ed eventi con la naturalezza di una bella foto destinata a non cancellarsi dalla memoria del lettore.
Cynthia Russo “la case del vento”, ed. Marsilio (trascrizione della trasmissione del 16.02.10 della mia rubrica libri su Roma Uno tv, can.31 e Sky can.860)
Quella di Cyntia Russo è una scrittura immediata, con una forte carica di sentimento che suscita nel lettore emotività e sensibilità. Frasi rapide, intercalate da corsivi in prima persona che avvolgono il lettore in una delicata spirale che lo accompagna nella scena, facendolo sentire protagonista dell’episodio ed aiutandolo ad entrare nell’anima dei protagonisti.
Lo spostarsi della scena tra l’Italia e Malta, le dolci pennellate di meridionalismo sentito e sofferto da chi sembra rivelate origini siciliane, fanno di questo libro un ideale ponte culturale che unisce il tiepido Mediterraneo alla brumosa pianura padana, come un grande arcobaleno di sentimenti, ora dolci ora aspri, dunque dalle sfumature diverse e dai colori decisi e cangianti come sono i sentimenti umani nell’altalena degli stati d’animo e dei pensieri che fuggono e si inseguono sospinti dal vento della vita.
dic 13 scritto da admin Continua
Roma, fanciulla leggendaria
Roma? Una ragazza troiana, malinconica e romantica, delicata come un giglio di mare ma forte tanto da piegare gli uomini. Lei sapeva usare l’arte della magia, quella dell’amore. Stesicoro, poeta siculo-greco del VI secolo avanti Cristo, grazie ad alcuni suoi frammenti di versi, ci permette di rivivere l’epopea lontana di questa fanciulla.
Roma è una ragazza troiana che, al seguito di Enea e degli altri scampati dalla rovina di Troia, ha vagato per anni sul mare, in cerca di una terra ospitale. Un giorno crede di averla trovata: è una spiaggia tranquilla, alla foce di un fiume, incorniciata dal verde di un bosco e, poco distante, da una corona di verdi colline.
La ragazza è molto stanca. E mentre il sole si perde nel mare tra un tripudio di rossastri bagliori ed il canto dei marinai che tirano in secco gli scafi si confonde con la sinfonia della risacca, pensa malinconicamente al giorno che verrà. E’ notte: la luna e le stelle sembrano osservarla mentre, affaccendata con le compagne intorno al fuoco, prepara il pasto serale per i marinai stremati, prima di rifugiarsi in un improvvisato giaciglio, invocando un sonno ristoratore al buon Morfeo. Mentre i compagni di viaggio affogano nel vino la fatica della giornata, pensa all’alba, al cielo color cobalto, all’orizzonte tinto di rosa, al gracidare dei gabbiani ed alle navi che torneranno in mare per affrontare un’altra giornata di navigazione, tra onde e cielo, con le incognite che Poseidone riserva a chi si avventura nel suo immenso ed insidioso regno, fino a raggiungere una meta. Quale? Nessuno lo conosce. Il suo destino e quello dei compagni sono affidati a Zeus ed agli dei dell’Olimpo.
Solo con il loro consenso, Roma potrà ammirare un altro nuovo paesaggio, malinconico, velato dalle tinte in chiaroscuro del tramonto. Quelle ombre sarebbero state effimere, senza corpo, destinate all’oblio, fino a scomparire all’orizzonte in nome dell’infame destino, vissuto dalla ragazza come una condanna, che la costringe vagare sul mare verso lidi sempre nuovi e sconosciuti. «Basta con questa vita», deve pensare a ragazza. Non è una voce isolata nel coro a mormorare questa nenia. Dagli improvvisati giacigli, tra lo scoppiettare dei falò notturni, altri amari sospiri si levano verso il firmamento stellato. Sono quelli delle compagne di sogni e di sventura. Ed è così che, colte da insonnia, finiscono con il ritrovarsi la dove non arriva l’argenteo raggio della luna.
Mentre la risacca si infrange ai loro piedi, le stelle sono testimoni del complotto che meditano di tramare: stanche di vagare per mare, sono pronte a disobbedire a chi le guida in quel viaggio senza meta, faranno di tutto per restare qui. Sognano, infatti, di restare e vivere in questa terra. E’ qui che vogliono trovare il calore di una casa da accudire, Aspirano a svolgere il ruolo che la natura ha loro assegnato: quello di donne, con una famiglia alla quale pensare, con i bambini da crescere.
E’ una notte di sogni, speranze ma anche di grandi decisioni. Roma e le altre passano all’azione. Sotto l’argentea luce lunare, vanno a procurarsi rami secchi da trasformare in torce, per poi dirigersi verso le navi.
Il buio della notte è squarciato, improvvisamente, da bagliori di fuoco. Roma guida le sue compagne tra le navi per trasformarle in roghi. Ed agli uomini, svegliati dal crepitare del legno che brucia, le ragazze gridano la loro rabbia, la voglia di vivere, di amare, di soffrire per le doglie del parto, di gioire per il riso di un bambino.
Gli scafi in fiamme provocano sgomento nei marinai, ma quelle lacrime di donna finiscono con il fare breccia nel duro cuore di Enea e dei guerrieri in cerca di una nuova patria. Così, in riva al fiume, c’è chi comincia a costruire una capanna. E’ il preludio per il sorgere di una nuova città. Gli esuli di Troia avranno finalmente avere una nuova patria: la chiameranno Roma, lo stesso nome dolce della fanciulla che l’ha fortemente voluta e che ha restituito agli sbandati la gioia di un focolare e di una famiglia. La magia del sentimento aveva vinto, grazie a Roma, fanciulla levantina,



